Ecco il sistema “low cost” per controllare i dispositivi digitali con il pensiero

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News del 18 Dicembre 16 Autore: Stefano Fossati
Controllare i dispositivi digitali con il pensiero non è più una trovata da film di fantascienza o da laboratori di ricerca superavanzati: ad aprire le porte a questa possibilità a livello “popolare” è Damien Perrier, ricercatore di fisica francese che ha realizzato un´interfaccia fra cervello umano e computer caratterizzata da un costo estremamente contenuto rispetto ad altri strumenti disponibili attualmente per gli stessi scopi.

Perrier ha iniziato a lavorare al progetto quando, a soli 35 anni, scoprì di avere la malattia di Charcot, una sindrome neurodegenerativa rara che, in pochi anni, lo ha portato prima alla paralisi poi alla perdita della parola. Grazie all´aiuto di alcuni amici ingegneri, l’uomo ha così messo a punto un sistema che gli consentisse di comunicare per via cerebrale, che sta ora sperimentando e migliorando con il supporto di una campagna di crowdfunding lanciata sulla piattaforma Helloasso. Per sostenerla, il ricercatore ha lanciato un appello realizzato insieme all´associazione Espoir Charcot, che si occupa delle persone affette dalla sua stessa malattia.


"Io utilizzo un casco per l´elettroencefalogramma - ha spiegato Perrier in un´intervista a Le Figaro - che, attraverso 14 elettrodi registra l´attività del mio cervello. I segnali sono amplificati e inviati attraverso il wi-fi a un computer, messo a punto da Maureen Clerc, direttrice all´Istituto nazionale di ricerca informatica e automatica (Inria) francese e da Nathanaël Foy, ingegnere sempre dell´Inria". Questo computer registra delle specifiche onde cerebrali (p300), che indicano l´attivazione di aree del cervello e che guidano il computer nell´individuare le lettere pensate da Perrier.

Al momento il sistema non consente di avviare altre attività, come aprire una mail o navigare, possibili invece attraverso i puntatori oculari utilizzati oggi dai malati di Sla o altre malattie degenerative per scrivere e parlare, grazie alla “lettura” dei movimenti degli occhi da parte del sistema. Ma lo sviluppo, come detto, è ancora in corso e potrebbe prefigurare la possibilità, in futuro, di interagire con le intelligenze artificiali dei dispositivi connesso semplicemente con il pensiero, anziché a parole.

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