Ecco il “museo del virus”: più di 100mila visitatori in cinque giorni

Naviga SWZ: Home Page » News
News del 09 Febbraio 16 Autore: Stefano Fossati
Benvenuti al museo del virus. E’ online solo da cinque giorni il primo archivio di malware “d’epoca”, già visitato da oltre 100mila navigatori. Si tratta della nuova iniziativa di Archive.org, organizzazione non-profit che si propone di conservare la “memoria storica” di internet, medium, giovane ma in costante e rapida evoluzione, con alle spalle una storia fatta di miliardi di pagine web, di post, di interazioni… e di virus, appunto. Così, se digitando una URL sul sito archive.org è possibile “navigare nel passato” e rivedere l’aspetto e i contenuti di quel sito negli anni passati (e fa sempre un certo effetto riscoprire com’erano Yahoo! o di Radio Deejay nel 1997…), all’indirizzo https://archive.org/details/malwaremuseum&tab=collection si trova invece una raccolta di malware che hanno seminato il panico fra gli utenti di pc negli anni ’80 e ’90.

Per ovvi motivi di età, a dire il vero, gran parte di questi virus non ha avuto nulla a che fare con internet e nemmeno con Windows: era ancora l’epoca in cui le infezioni informatiche erano scritte per il Dos e si trasmettevano da un computer all’altro attraverso i floppy disk, magari da 5,25 pollici (quelli “flosci”). I malware che compongono la raccolta sono stati privati dei loro effetti distruttivi, ma possono essere scaricati ed eseguiti senza rischi sul proprio pc o avviati direttamente nell’emulatore online per vederne i messaggi e gli effetti grafici originali.


Per quanto potessero essere dannosi o fastidiosi, questi virus avevano poco o nulla in comune con quelli attuali: “Molti dei malware che analizziamo oggi sono frutto del lavoro di organizzazioni criminali e di agenzie di intelligence”, spiega Mikko Hypponen, curatore della raccolta ed esperto di cybersicurezza in F-Secure; quelli di venti-trent’anni fa erano per lo più opera di “happy hacker”, come li definisce Hypponen, hacker “buontemponi” che – spiega – “scrivevano virus per divertimento”. Insomma, più che attacchi per rubare dati o per danneggiare un’azienda o un’organizzazione, si trattava di scherzi. Magari pesanti e di pessimo gusto, ma pur sempre scherzi.

Spesso la malcapitata vittima aveva comunque ben poco da ridere, come nel caso di uno dei virus preferiti da Hypponen, chiamato “Casino”: distruggeva la FAT dell’hard disk, rendendolo inservibile, ma conservava nella memoria RAM una copia dei dati personali dell’utente, che sullo schermo si vedeva comparire un messaggio che gli offriva un’unica, ultima possibilità di riavere indietro i suoi preziosi file: cliccare su un qualsiasi tasto per giocare una manche di jackpot e sperare di vincerla. “All’inizio degli anni ’90 ben poche persone conservava copie di backup dei propri dati, quindi tanto valeva provare a giocare: in caso contrario, i file sarebbero comunque andati perduti”, chiosa il curatore del "museo".

Altre infezioni meno “invasive” si limitavano a mostrare messaggi sullo schermo (un classico era quello per la legalizzazione della marijuana), magari rendendo apparentemente inaccessibili i dati ma senza cancellarli. Distruttivi o no, i virus d’antan sembrano avere suscitato l’interesse di molti utenti, fra i quali probabilmente numerosi nostalgici che oggi si emozionano nel rivedere una schermata nera del Dos e certe animazioni da videogame “arcade”. E, visti gli effetti dei virus di oggi, forse la nostalgia per quelli degli anni ’80 e ’90 non è così fuori luogo.
Inserisci un commento sul forum Commenta la News sul Forum

Voto:

Categoria: Sicurezza

La Community di SWZone.it

La community con le risposte che cerchi ! Partecipa é gratis !
Iscrizione ForumIscriviti al Forum

Newsletter

Vuoi ricevere tutti gli aggiornamenti di SWZone direttamente via mail ?
Iscrizione NewsletterIscriviti alla Newsletter

News Collegate