Ecco come l’FBI sbloccherà (forse) l’iPhone senza l’intervento di Apple

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News del 24 Marzo 16 Autore: Stefano Fossati
Apple non vuole aiutarci a sbloccare l’iPhone 5c di uno dei terroristi che hanno compiuto la strage di San Bernardino? Non importa, facciamo da soli. Con questo ragionamento il Dipartimento di Giustizia Usa ha chiesto lunedì di sospendere il caso che oppone l’FBI alla casa di Cupertino, che martedì avrebbero dovuto confrontarsi in udienza davanti a una corte californiana. L’FBI ha infatti fatto sapere che, grazie a una terza parte, avrebbe trovato il modo di penetrare nella memoria dell’iPhone senza la necessità di obbligare Apple a fornire la “chiave”. Anche se saranno necessarie delle prove per verificare che l’hack non distrugga il telefono o cancelli i dati in esso contenuti.

Ecco come l’FBI sbloccherà (forse) l’iPhone senza l’intervento di Apple - immagine 1

E ora gli esperti si chiedono: quale metodo o tecnologia può consentire agli investigatori di aggirare i meccanismi di sicurezza predisposti da Apple a protezione dei suoi dispositivi? L’FBI non ha comunicato nulla in proposito, ma le ipotesi in ballo sono principalmente tre.

NAND mirroring – Questo metodo consiste fondamentalmente nel duplicare parte della memoria dell’iPhone. Come impostazione di sicurezza, lo smartphone di Apple cancella automaticamente tutti i dati al proprio interno dopo dieci tentativi falliti di inserimento della password; avendo a disposizione una copia della memoria, sarebbe quindi possibile ripristinare i dati potenzialmente all’infinito, così da poter effettuare decine e decine di tentativi fino a quando non sarà trovata la password giusta. Anche se potrebbero servire settimane, secondo alcuni analisti questo sarebbe il modo più sicuro per sbloccare l’iPhone.

Software exploiter – Le autorità federali potrebbero avere a disposizione un software in grado di "crackare" il sistema operativo del telefono, oppure potrebbero avere scoperto una vulnerabilità di un’app installata sull’iPhone che può essere sfruttata a loro vantaggio. Questa teoria gode però di poco credito fra gli esperti di sicurezza: ogni giorno centinaia di ricercatori indipendenti e di società specializzate lavorano proprio alla ricerca di bug di sistemi operativi e applicazioni, pertanto sono ridotte al minimo le probabilità che un´eventuale falla nella sicurezza, in grado di dare accesso alla memoria dell´iPhone, non sia ancora stata scoperta.

Acido e laser – Gli esperti al lavoro per conto dell’FBI potrebbero anche concentrarsi sul chip nel quale viene memorizzato il codice d´accesso dell’iPhone, rimuovendolo dal dispositivo e sottoponendolo a un trattamento chimico per poi successivamente esporlo ai raggi laser. Tecnicamente possibile, osservano gli esperti, ma molto rischioso: una minima mossa sbagliata potrebbe distruggere irrimediabilmente il chip e a quel punto l’accesso ai dati sarebbe impossibile. Anche per Apple, nel caso che un domani un giudice imponga alla società di sbloccare il telefono.

Quale che sia il metodo che l’FBI sta testando, entro il prossimo 5 aprile dovremmo sapere se avrà funzionato: per quella data è infatti fissata una nuova udienza in cui le autorità federali potrebbero tornare a chiedere di costringere Apple a creare la chiave per lo sblocco dell’iPhone incriminato.

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