DotCom potrà essere estradato negli USA

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News del 24 Dicembre 15 Autore: Pinter
Kim Dotcom resta libero su cauzione, ma potrà essere estradato negli Stati uniti. Il fondatore di Megaupload è pronto a fare appello

E´ una decisione della corte neozelandese nelle vesti del giudice Nevin Dawson, per l´incredibile evidenza dei fatti. Il fondatore del sito Megaupload fa sapere che presenterà appello contro la decisione.In caso di estradizione il cittadino tedesco quarantunenne, che è stato fra i pionieri dei siti di file hosting internazionali, rischia fino a 20 anni di carcere. L’accusa: violazione della legge sui diritti d’autore, pirateria informatica e riciclaggio.

Prima della sentenza, sul profilo Twitter di Kim Dotcom era apparsa un’immagine: una mano che dipinge un mappamondo  azzurro d´ acqua lasciando emergere un’unico lembo di terra: gli Stati Uniti. Tutto accompanato dall’hashtag #bully.
I guai per Dotcom, il cui vero nome è Kim Schmitz, erano cominciati nel 2011, con uno spettacolare raid della polizia nella sua lussuosa dimora in Nuova zelanda.

Kim Dotcom e tre ex collaboratori di Megaupload – Finn Batato, Mathias Ortmann e Bram van der Kolk – sono accusati di essersi arricchiti causando perdite colossali alle case di produzione musicali e cinematografiche.

L’accusa: violazione delle leggi sul copyright, che avrebbe causato ai legittimi proprietari dei diritti un danno di 500 milioni di dollari. In contemporanea, tutti i siti fondati da Kim Dotcom vengono chiusi. Ci sono Megaupload e Megavideo più altri quattordici domini. Gli sequestrano 200 milioni di dollari. «Ma Megaupload era soltanto un sito di scambio di file. Io non sono responsabile per quello che gli altri utenti si scambiavano», si è sempre difeso lui, che già un mese dopo l’arresto, aveva lasciato il carcere pagando una cauzione.

DotCom potrà essere estradato negli USA - immagine 1

Lui si è sempre difeso dicendo di non essere responsabile di quanto facevano i 50 milioni di utilizzatori giornalieri del suo sito e sostiene che la giustizia americana si è messa contro di lui per soddisfare la sete di vendetta delle grandi majors dello spettacolo,che a causa sua avrebbero perso diritti per almeno 175 milioni di dollari.

«Io non ho mai vissuto negli Stati Uniti, non sono mai stato là, le mie compagnie non hanno mai avuto sede là». Mentre Ron Mansfield, uno dei suoi avvocati, ha affermato che se la legge americana dovesse alla fine prevalere, pure siti come YouTube o Facebook dovrebbero iniziare a prestare maggiore attenzione ai loro contenuti.

Fino alla sua chiusura, nel 2012, il sito creato 7 anni prima era fra i più popolari di internet, raggranellando, da solo, il 4% del traffico online internazionale, da qui le somme colossali, si parla di oltre 40 milioni di dollari all’anno. 

Ed ora Kim è pronto a contrattaccare chiedendo più di 2 miliardi di euro di danni per la chiusura del suo sito.
Kim, intanto, pensa a trascorrere il Natale in famiglia. I regali, per la gioia dei suoi cinque figli, sono già sotto l’albero, come documenta un altro scatto pubblicato su Twitter. E poi ci sono i progetti, tanti, annunciati sempre online: Mega, il sito di filesharing nato subito dopo la chiusura di Megaupload, la chat che nemmeno la National Security Army Usa può violare, il partito di Internet, solo per citare i più recenti. Ma se dovesse davvero essere estradato in America, il guru tedesco della pirateria online rischia una condanna fino a cinquanta anni di carcere.
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Categoria: P2P e Web

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