Dopo l’intelligenza artificiale ecco l’intelligenza aumentata

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Articolo del 17 Novembre 17 Autore: Stefano Fossati
Dopo l’intelligenza artificiale e la realtà aumentata, la nuova frontiera tecnologica delle imprese è quella dell’intelligenza aumentata, con l’obiettivo di migliorare non solo il proprio business ma anche le condizioni di vita in generale, ricercando nuove soluzioni per alcune grandi sfide dell’umanità, dalle cure per le malattie ai cambiamenti climatici. Lo ha annunciato nei giorni scorsi alla conferenza Supercomputing 2017 Lenovo, fra i gruppi che stanno lavorando sull’intelligenza aumentata attraverso il proprio Data Center Group.

Il colosso cinese sta sviluppando partnership con i propri clienti per esplorare le potenzialità dell’intelligenza aumentata con l’obiettivo di avanzare gli sforzi umanitari a livello globale, ad esempio identificando cure per malattie, lavorando per comprendere il reale impatto del cambiamento climatico o analizzando l’andamento degli impatti delle particelle subatomiche. I ricercatori della University College London, ad esempio, stanno lavorando alla ricostruzione degli eventi di collisione delle particelle ad alta energia che avvengono al Cern di Ginevra nell’ambito del progetto Atlas al Large Hadron Collider, il più grande e potente acceleratore di particelle al mondo: lo scopo è quello di trovare risposte alle domande fondamentali sulle origini dell’universo, nel momento in cui la sempre maggiore intensità delle collisioni all’interno del LHC mette a dura prova le tecniche tradizionali, che richiederebbero investimenti economici insostenibili in risorse di calcolo; in collaborazione con Lenovo, quindi, i ricercatori della UCL puntano ad applicare la Augmented Intelligence alla ricostruzione delle traiettorie delle particelle utilizzando i dati delle immagini fornite da Atlas in maniera molto più efficiente rispetto ai metodi tradizionali, ottimizzando l’uso delle risorse di calcolo.

Dopo l’intelligenza artificiale ecco l’intelligenza aumentata - immagine 1

Un altro ambito di applicazione è quello, importantissimo, della gestione delle risorse idriche mondiali per la produzione alimentare: oggi l’agricoltura pesa per il 70% sull’utilizzo globale di acqua dolce e ci si aspetta che entro il 2050 sarà necessario sfruttare un ulteriore 10% delle risorse idriche per sostenere l’aumento del fabbisogno alimentare di una popolazione globale in crescita. Diventerà quindi di fondamentale importanza identificare le aree ad alto rischio di carenza idrica in modo da gestire le risorse esistenti e minimizzare gli effetti negativi sulla produzione a scopo alimentare, con evidenti vantaggi sia per gli agricoltori, sia per la popolazione. A questo scopo i ricercatori della North Carolina State University (NCSU) stanno utilizzando l’intelligenza aumentata in un processo di analisi geospaziale delle immagini per il riconoscimento di terreni agricoli, l’identificazione delle coltivazioni, il monitoraggio delle condizioni del terreno e il calcolo del fabbisogno idrico paragonato alla disponibilità di risorse, in modo da mappare le aree siccitose. Le stesse tecniche di AI sono impiegate per aiutare gli agricoltori ad analizzare lo stato di salute delle coltivazioni e del terreno per gestire con efficienza le risorse idriche ed energetiche nell’irrigazione, migliorando la produttività e conservando al contempo risorse naturali limitate.



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