Cina, è guerra contro Apple

Naviga SWZ: Home Page » Mobile
News del 20 Giugno 16 Autore: Stefano Fossati
Sembra proprio che la Cina si staia trasformando in un vero e proprio “campo minato” per Apple: dopo la chiusura dei servizi iTunes e iBooks da parte delle autorità governative e la sentenza dell’Alta Corte di Pechino che ha rigettato il ricorso della casa di Cupertino contro l’uso del marchio IPHONE da parte di un produttore di cover e accessori in pelle, nelle scorse settimane l’autorità cinese sulla proprietà intellettuale ha ordinato il blocco della commercializzazione degli iPhone 6 e 6 Plus in quanto il loro design violerebbe un brevetto depositato da un’azienda locale, Shenzhen Bali, per il suo smartphone 100C (nella foto sotto, il confronto tra i due smartphone).

Cina, è guerra contro Apple - immagine 1

Apple ha immediatamente annunciato il ricorso in appello contro la decisone dell’autorità, la cui esecutività è stata sospesa in attesa della sentenza, pertanto per il momento i due dispositivi rimangono in vendita in Cina. Dal momento che il caso è stato sollevato solo in relazione agli iPhone 6 e 6 Plus, l’ordine dell’autorità cinese non riguarda in ogni caso i più recenti iPhone 6s e 6s Plus, nonostante il loro design sia pressoché identico a quello dei predecessori.

La Cina rappresenta per Apple il secondo mercato in termini di vendite, dopo quello “casalingo” degli Stati Uniti: dalla Cina proviene circa un quarto dell’intero fatturato dell’azienda. Logico quindi che i vertici di Cupertino guardino con preoccupazione l’atteggiamento sempre più ostile delle autorità del Paese nei confronti del marchio della mela. A maggio, il governo ha imposto la chiusura dei servizi iTunes e iBooks sulla base di una nuova legge che impone di ospitare su server sul suolo cinese – e di conseguenza soggetti al controllo delle autorità di Pechino - i contenuti diffusi allo sconfinato pubblico della grande Cina. Poche settimane dopo, la sentenza dell’Alta Corte pechinese che stabiliva il diritto di una locale azienda a usare il marchio IPHONE per i suoi prodotti, una linea di custodie per smartphone e borse in pelle.

Così, nelle scorse settimane, si è dovuto scomodare lo stesso CEO Tim Cook, autore di un viaggio in Cina per una serie di colloqui (rimasti peraltro strettamente riservati) proprio mentre Apple annunciava un investimento di un miliardo di dollari in Didi Chuxing, principale concorrente di Uber nelle città cinesi. Un investimento che lo stesso Cook ha motivato con la possibilità di “apprendere di più su determinati settori del mercato cinese”. La prima cosa che il colosso di Cupertino dovrà imparare è che certi atteggiamenti “muscolari” e autocelebrativi in perfetto stile “yankee” (basta leggere un comunicato stampa dell’azienda per rendersene conto), alle autorità cinesi non piacciono neanche un po’. Lo ha imparato anni fa Google, che ha preferito ritirare buna parte dei suoi servizi dal mercato cinese, paventando il rischio di censure, piuttosto che imboccare la strada della diplomazia e del dialogo. E poco importa se il Bali 100C, lo smartphone che per le autorità cinesi è stato copiato da Apple, è basato su Android: il colosso del search, in Cina, si chiama Baidu, non Google.

La Community di SWZone.it

La community con le risposte che cerchi ! Partecipa é gratis !
Iscrizione ForumIscriviti al Forum

Newsletter

Vuoi ricevere tutti gli aggiornamenti di SWZone direttamente via mail ?
Iscrizione NewsletterIscriviti alla Newsletter

NOTIZIE CORRELATE