Cerchi lavoro nell’ICT? Ecco le professioni più ricercate e i titoli di studio da avere in tasca

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News del 18 Gennaio 16 Autore: Stefano Fossati

Sono Security Specialist, Enterprise Architect e Business Analyst le professioni “digitali” più ricercate nelle aziende informatiche italiane. Mentre nelle aziende “utenti” di ICT (ovvero quelle che fanno ricorso alle tecnologie informatiche per la propria attività) e nella Pubblica Amministrazione i profili maggiormente richiesti sono CIO, Security Manager, Database Administrator e Digital Media Specialist, Enterprise Architect, Business Information Manager, ICT Consultant e Business Analyst.

E’ quanto emerge dalla seconda edizione dell’Osservatorio delle Competenze Digitali, condotto dalle principali associazioni ICT (AICA, Assinform, Assintel e Assinter Italia), promosso dall’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) e realizzato da NetConsultingcube allo scopo di misurare il livello delle competenze digitali esistenti nel nostro Paese a fronte di una digitalizzazione che investe ormai tutti i settori del mondo del lavoro.

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Una realtà di cui sono ben consapevoli l’80-90% delle aziende e delle Pubbliche Amministrazioni, alle quali non sfugge la necessità di adeguare le competenze digitali sulla base delle tendenze più recenti: dal mobile all’Internet delle cose, dal cloud computing alla business analytics, fino ai pagamenti elettronici. Tuttavia, solo le aziende ICT e le società “in house” di Regioni e Province Autonome presentano un livello adeguato di competenze digitali, rispettivamente al 73% e al 67%; nelle altre aziende tale livello non supera il 48%, nella PA centrale il 41% e nella PA locale solo il 37%.

Gli spazi per i giovani che vogliano orientarsi verso una professione digitale, dunque, ci sono. Almeno sulla carta. Decisamente scarse, invece, le possibilità date a chi è già dipendente per accrescere le proprie competenze: nella stragrande maggioranza dei casi (oltre il 90% fra gli enti centrali, il 75% fra gli enti locali, l’80% nelle aziende utenti e l’87% nelle imprese ICT) si ricorre al cosiddetto “training on the job”, mentre è un po’ più frequente il ricorso a veri corsi di formazione da parte delle società ICT in house di Regioni e Province Autonome. In ogni caso, il numero di giornate dedicate alla formazione è in generale davvero basso, con una media di 6,2 giornate annue pro-capite nelle aziende ICT, 4 nella PA e 3 nelle aziende utenti.

Tornando alle opportunità di nuovo impiego, abbiamo già detto dei profili più ricercati nei diversi settori; va aggiunto che i canali di reclutamenti più utilizzati sono il network personale-professionale fra le aziende ICT (circa il 70% dei casi) e le società di ricerca e selezione per le aziende utenti (oltre il 50%); la Pubblica Amministrazione, invece, ricorre quasi esclusivamente al concorso pubblico (nel 100% dei casi per gli enti centrali e nell’80% per quelli locali). Per avere il ventaglio più ampio possibile di possibilità, quindi, non va trascurato alcun canale.

E naturalmente bisogna avere in tasca il titolo di studio “giusto”: le lauree più accreditate sono ovviamente Informatica/Scienza dell’Informazione, unitamente ad altri indirizzi di Ingegneria, ma per le aziende informatiche potrebbe non bastare, visto che l’80% richiede anche una certificazione delle competenze tecniche. Peraltro, il 60% delle aziende e degli enti pubblici ha rapporti continuativi con il mondo accademico, allo scopo di poter assorbire risorse già formate per attività di stage, ma anche per il supporto a tesi di laurea sperimentali.

Scarsi, invece, i rapporti con gli Istituti Tecnici e altri Istituti di istruzione secondaria: la laurea, almeno in questi casi, è quindi decisamente importante.

Ma una volta ottenuto il lavoro, quale stipendio aspettarsi? Nel caso degli impiegati, le retribuzioni sono superiori del 3,6% rispetto alla media generale, mentre quadri e dirigenti guadagnano rispettivamente il 2,9% e l’1,2% in meno rispetto ai loro pari grado di altri settori.

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