Catterbox, il collare che traduce con lo smatphone i miagolii dei gatti

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News del 02 Maggio 16 Autore: Stefano Fossati
Hai difficoltà a capire il tuo gatto? Allora ti potrà interessare Catterbox, il collare che traduce i miagolii felini in parole umane. Questo almeno è quanto sostengono i ricercatori di Temptations Lab, un laboratorio di idee che fa capo al marchio di alimenti per gatti Temptations, parte della multinazionale Mars. E il Catterbox non sembra essere semplicemente una trovata pubblicitaria.

Catterbox, il collare che traduce con lo smatphone i miagolii dei gatti - immagine 1

il collare, realizzato tramite stampa 3D, integra un sensore digitale che rileva i diversi tipi di miagolii, che vengono inviati allo smartphone (si suppone via Bluetooth, il sito ufficiale è avaro di specifiche tecniche). Qui, un’apposita app li analizza e li traduce in parole che vengono riprodotte dall’altoparlante del dispositivo. Fra le altre opzioni, l’utente può anche scegliere la voce del “traduttore simultaneo” del suo gatto, anche se, in tutta onestà, quella che si sente nel video dimostrativo fa rimpiangere quelle un po’ metalliche degli assistenti digitali di Google o iOS.

Sull’affidabilità della traduzione non siamo in grado di pronunciarci: del resto il Catterbox è solo un prototipo, destinato per il momento più alla comunicazione virale del marchio Temptations che alla produzione in serie. Ma mai dire mai.



Non è peraltro la prima volta che qualcuno tenta di tradurre i miagolii dei gatti in linguaggio umano ricorrendo alla tecnologia: nel 2007 ci provò la società giapponese Takara Tomy, che lanciò sul mercato un dispositivo chiamato “Meowlingual Cat Translation”. Venduto al corrispettivo di circa 65 euro, era un device grande più o meno come un telefono cellulare, con tanto di display, che prometteva appunto di decifrare il linguaggio dei piccoli felini a uso e consumo dei loro “coinquilini” umani. Poco tempo prima, la stessa società aveva commercializzato Bowlingual, un dispositivo che traduceva invece i versi dei cani, venduto in Giappone in ben 300mila esemplari nei primi sei mesi di lancio.

Ma si sa, i giapponesi sono sempre particolarmente entusiasti nei confronti di questi gadget: il fatto che i due prodotti, in questo nove anni, non abbiano invaso i mercati occidentali lascia intendere che, forse, non fossero particolarmente efficaci. Chissà che il Catterbox non ottenga migliore fortuna.

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