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Carcere a vita per gli hackers?

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News del 19 Luglio 02 Autore: Casper
Carcere a vita per gli hackers?
Il giorno di Natale del 1994, un attacco di rete apparentemente proveniente da un computer sito presso la sede di Sun Microsystems di San Francisco fu registrato dalla postazione a San Diego di <a href=http://www.takedown.com/bio/tsutomu.html target=_blank>Tsutomu Shimomura</a>, esperto di fisica computazionale e consulente del governo degli Stati Uniti. Si trattava di uno dei primi attacchi classificati come IP spoofing, una tecnica diventata comune solo successivamente. L'analisi del tentativo di intrusione consentì di risalire fino a <a href=http://www.takedown.com/bio/mitnick.html target=_blank>Kevin Mitnick</a>, nel North Carolina. Il nome di Mitnick potrebbe non dirvi nulla, tuttavia si tratta del più celebre hacker degli ultimi dieci anni, arrestato dall'FBI grazie alla collaborazione dello stesso Shimomura il 15 febbraio del 1995 e attualmente in carcere, sulla base di venticinque capi d'accusa che comprendono il furto di dati appartenenti ad aziende del calibro di Motorola, Nokia, Fujitsu, Novell e la stessa Sun Microsystems. La sua storia ha ispirato il film "Wargames" e sollevato un vasto movimento di opinione in favore della libera circolazione delle informazioni, <a href=http://www.kevinmitnick.com/ target=_blank>organizzato in gruppi</a> che chiedono a gran voce la scarcerazione dell'uomo che da ragazzino introverso, sovrappeso e brufoloso si è trasformato in una leggenda vivente dell'hacking. L'attività illegale di Mitnick, dedicata secondo i suoi difensori alla semplice acquisizione di informazioni altrimenti indisponibili, ha causato milioni di dollari di danni e si è spinta fino all'intrusione nel sistema informativo per la sicurezza nazionale, evidenziando tutta la debolezza delle misure protettive adottate dal governo americano e da alcune delle più potenti corporations. La presunta pericolosità sociale di Mitnick è stata assunta come giustificazione per il più lungo periodo di detenzione preventiva in assenza di processo che la storia recente degli Stati Uniti ricordi, provocando la reazione indignata delle associazioni per i diritti civili e la protesta di numerosi gruppi, formatisi espressamente per sostenere e finanziare la sua difesa legale. La crescita esponenziale delle intrusioni a danno di istituzioni e aziende in tutto il mondo ha provocato la durissima reazione delle autorità e in primo luogo dello stesso governo degli Stati Uniti, la nazione per molti versi più soggetta a questo genere di attacchi e maggiormente coinvolta nell'elaborazione di normative in grado di prevenire e reprimere il fenomeno. Il Congresso sta attualmente valutando un pacchetto di provvedimenti noto come <a href=http://thomas.loc.gov/cgi-bin/query/D?c107:1:./temp/~c1075mvmmb:: target=_blank>Cyber Security Enhancement Act</a>, il quale arriva a prevedere il carcere a vita per quanti siano riconosciuti colpevoli di hacking. La Camera dei rappresentanti si è già espressa favorevolmente con una maggioranza schiacciante, e gli osservatori prevedono che l'imprimatur del Senato non si farà attendere, varando così la più severa legislazione in materia fra quelle adottate a livello internazionale. La preoccupazione per il terrorismo digitale dopo la tragedia di New York dell'11 Settembre 2001 sembra aver spianato la strada anche ad un vasto consenso presso l'opinione pubblica, per misure repressive che non stiano troppo a sottilizzare sull'effettiva gravità delle intrusioni informatiche. Molte fra le più influenti associazioni industriali del settore, fra le quali Business Software Alliance, la Association for Competitive Technology, la Information Technology Association of America e l'Information Technology Industry Council appoggiano in larga misura questo orientamento repressivo, che favorisce la progettazione e lo sviluppo di iniziative controverse come l'inquietante <a href= target=_blank>Progetto Palladium</a> proposto da Microsoft. Alcuni fra gli opinionisti più sensibili si domandano fino a che punto la necessità di garantire la sicurezza dei cittadini possa giustificare una legislazione paranoica e censoria, che rischia di invadere la sfera personale dell'individuo fino a sacrificare alcuni diritti fondamentali. Ne stiamo discutendo su Software Zone: la vostra opinione è la benvenuta. <a href=http://www.casperize.tk target=_blank>Stefano Nurchi</a>
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Categoria: Windows

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