Brasile, WhatsApp di nuovo bloccata da un giudice: “Deve fornire l’accesso ai messaggi”

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News del 20 Luglio 16 Autore: Stefano Fossati
Un tribunale di Rio de Janeiro ha bloccato l´uso di WhatsApp in tutto il Brasile dopo che i responsabili dell’app di messaggistica non sono riusciti a fornire le informazioni richieste nell’ambito di un’indagine penale. Il tribunale ha ordinato ai gestori di telefonia mobile del paese di sospendere il servizio e imposto alla società, controllata da Facebook, una multa di 50mila reales al giorno (circa 15.625 dollari) fino a quando non saranno fornite copie di messaggi che le autorità hanno richiesto.

Il blocco è durato in realtà solo poche ore, in quanto la Corte suprema brasiliana ha sospeso la sentenza della giudice di Rio Daniela Barbosa. Quest’ultima, tuttavia, ha annunciato che intende incriminare il responsabile legale di Facebook in Brasile per intralcio alla giustizia. L´azienda si difende affermando di non essere in grado di fornire le conversazioni di persone coinvolte in una inchiesta penale. "Non possiamo condividere informazioni di cui non siamo in possesso", sottolinea in un comunicato Facebook.

Brasile, WhatsApp di nuovo bloccata da un giudice: “Deve fornire l’accesso ai messaggi” - immagine 1

A partire da quest´anno tutti i messaggi su WhatsApp sono criptati con una tecnologia di cifratura end-to-end, il che significa che solo gli utenti coinvolti nella conversazione possono accedervi: per questo la società sostiene di non poter in alcun modo adempiere alle richieste delle autorità brasiliane. Ma secondo la giudice di Rio, la chat deve essere comunque sottoposta alla legge: se ha la tecnologia per criptare i messaggi, deve anche avere quella per consentire alle autorità di investigare sulle conversazioni che possono avere a che fare con dei reati, così come avviene per le comunicazioni telefoniche.

E’ la terza volta in otto mesi che il servizio di WhatsApp, utilizzato in Brasile da 100 milioni di persone, viene interrotto su ordine del tribunale nell´ambito della stessa indagine: la prima volta, lo scorso dicembre, venne ordinata una sospensione di 48 ore, revocata da una corte superiore dopo 14 ore. Poi a maggio venne decisa una nuova sospensione di tre giorni, che venne sospesa dopo circa 24 ore. A marzo un dirigente locale di Facebook venne arrestato per un giorno per non avere adempiuto all’obbligo di sospensione del servizio imposto dal giudice.

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Categoria: Sicurezza

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