Apple sotto inchiesta in Russia: “Impedisce la concorrenza sui prezzi dell’iPhone”

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News del 09 Agosto 16 Autore: Stefano Fossati
Dopo i problemi con le autorità giudiziarie cinesi, Apple finisce sotto inchiesta per “price fixing” in Russia, dove la Federal Antimonopoly Service (Fas), l´organo federale antitrust, accusa la casa di avere preso accordi con i rivenditori per imporre ovunque lo stesso prezzo sugli iPhone 6s e iPhone 6s Plus venduti nel Paese, limitando quindi la concorrenza sul mercato. Lo riferisce il Moscow Times.

Nel presunto cartello sarebbero coinvolti Apple Rus, la filiale russa del colosso di Cupertino, la Apple Holding olandese, Apple Sales Ireland, Apple Operation International e la stessa casa madre, oltre a 16 catene di rivenditori autorizzati e ad alcuni operatori telefonici russi.

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"La Fas - si legge in una nota dell´antitrust di Mosca - ritiene che la coincidenza nei prezzi sul mercato possa essere il risultato di un coordinamento da parte dei rivenditori russi e delle aziende legate ad Apple e che potrebbe avere portato alla determinazione dei prezzi sul mercato russo e all´adozione obbligatoria dei prezzi cosiddetti ´consigliati´".

L´indagine è partita a seguito della denuncia di alcuni consumatori, che hanno riscontrato nel tempo delle variazioni sempre identiche dei prezzi dei due modelli, in commercio dalla fine 2015. La filiale russa di Apple non ha rilasciato alcuna dichiarazione ufficiale, mentre Euroset, uno dei rivenditori citati nella nota del Federal Antimonopoly Service, nega l’esistenza di qualunque accordo con Apple e gli altri retailer per allineare i prezzi.

Già nel 2011 due compagnie telefoniche russe furono multate per essersi accordate sui prezzi dell´iPhone 4, ma secondo il Wall Street Journal la nuova indagine dell’antitrust su Apple si inserirebbe anche nel quadro di una crescente pressione delle autorità di Mosca sulle aziende statunitensi a seguito del deterioramento delle relazioni diplomatiche fra Stati Uniti e Russia, come conseguenza delle sanzioni imposte a Mosca dopo l’annessione della Crimea nel marzo del 2014: nell’agosto dello stesso anno, nota il quotidiano americano, l’autorità russa sui consumi chiuse temporaneamente 12 ristoranti McDonald’s per presunte violazioni delle norme sanitarie.

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