Apple non ci sta: niente accesso agli smartphone da parte dell´FBI

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News del 19 Febbraio 16 Autore: Pinter
Apple sta litigando con le autorità americane che vorrebbero forzare i sistemi crittografici di sicurezza dei device Apple a scopo antiterrorismo: il Ceo Tim Cook ribadisce con forza il suo no a un’azione che mette a rischio la sicurezza degli utenti. E le aziende tecnologiche si schierano con lui.

I tutto è ripartito dopo l’attentato di San Bernardino dello scorso dicembre costato la vita a quattordici persone . Un giudice federale americano in queste ore ha ordinato ad Apple di assistere l’FBI nell’accedere ai contenuti nell’iPhone5 dell’attentatore  protetti da una password. Gli investigatori possono solo provare dieci combinazioni prima che vengano automaticamente distrutti.

Ma Cook, dopo aver collaborato al caso, ora non ci sta più con l´FBI ecco la sua dichiarazione:“Abbiamo grande rispetto per i professionisti dell’FBI, e crediamo che le loro intenzioni siano buone. Fino a questo punto, abbiamo fatto tutto ciò che è in nostro potere nel rispetto delle leggi. Ma ora il governo degli Stati Uniti ci chiede qualcosa che semplicemente non abbiamo, e qualcosa che consideriamo troppo pericoloso da creare. Ci hanno chiesto di costruire una backdoor per l’iPhone. In particolare, l’FBI ci chiede di realizzare una nuova versione del sistema operativo iOS da installare su un iPhone recuperato durante l’inchiesta di San Bernardino. Nelle mani sbagliate, questo software – che oggi non esiste – potrebbe potenzialmente sbloccare qualsiasi altro iPhone. L’FBI può usare parole diverse per descrivere tale tool ma la questione è una: costruire una versione di iOS che bypassa la sicurezza vorrebbe dire semplicemente aprire una backdoor.”

Il governo suggerisce che questo strumento sarà usato una sola volta e su un unico telefono. Ma non è vero. Dopo averla creata, la tecnica potrebbe essere usata più e più volte, su un grande numero di  dispositivi. Nel mondo fisico, sarebbe l’equivalente di una chiave master, capace di aprire centinaia di milioni di serrature – dai ristoranti, alle banche ai negozi e abitazioni. Nessuna persona ragionevole potrebbe trovare accettabile una simile proposta.”

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Il governo chiede ad Apple di violare i nostri utenti e minare decenni di innovazione sulla sicurezza per proteggere i nostri clienti – tra cui decine di milioni di cittadini americani – da hacker sofisticati e criminali informatici. Agli stessi ingegneri che hanno costruito la crittografia forte degli iPhone per proteggere i nostri utenti potrebbero ricevere l’ordine, paradossalmente, di indebolire quelle protezioni e rendere i nostri utenti meno sicuri.”

Invece che chiedere un intervento legislativo attraverso il Congresso, l’FBI propone un uso senza precedenti della legge All Writs Act del 1789 per giustificare un ampliamento della sua autorità.”

E se il governo può utilizzare tale legge per rendere più facile lo sblocco di un iPhone, sostiene Cook, nulla vieta che possa fare lo stesso anche per accedere alle cartelle cliniche e dati finanziari degli utenti. Chiaramente a loro insaputa.

La presa di posizione di Cook che oggi parla di chiara violazione della privacy da parte del governo Usa, in tempi in cui sulla cyber sicurezza si gioca il futuro delle relazioni tra gli Stati e quelle di business, assume un significato ancora più importante.

La presa di posizione piu´ rilevante arriva da una nota della ´Reform Government Surveillance´ (Rgs), un´associazione che include i maggiori colossi dell´economia digitale: Aol, la stessa Apple, Facebook, Google, LinkedIn, Microsoft, Twitter, Yahoo e tanti altri. "Rgs ritiene che sia estremamente importante dissuadere terroristi e criminali dall´aiutare le autorita´ a rispondere a richieste legali di informazioni per mantenerci tutti al sicuro", si legge nel comunicato, "non si dovrebbe pero´ domandare alle compagnie tecnologiche di costruire ´backdoor´ per tecnologie che aiutano a mantenere le informazioni dei loro utenti al sicuro. Le compagnie aderenti a Rgs restano impegnate a fornire alle autorita´ l´aiuto del quale hanno bisogno proteggendo allo stesso tempo la sicurezza dei loro utenti e dei loro dati".

A parte Pinchai, sono pero´ pochi i top manager del settore che hanno parlato a titolo personale. Facebook,, si e´ trincerata dietro un ´no comment´. Si e´ pero´ espresso sulla materia Jan Koum, il creatore di WhatsApp, la fortunata applicazione di messaggistica oggi parte dell´impero di Mark Zuckerberg. "Ho sempre ammirato Tim Cook per le sue posizioni sulla privacy e per gli sforzi di Apple di proteggere i dati degli utenti e non potrei essere piu´ d´accordo con tutto quello che ha detto", ha dichiarato Koun, riecheggiando poi i commenti di Pinchai: "Non dobbiamo permettere la creazione di questo pericoloso precedente, oggi e´ in gioco la nostra liberta´". Parla di un "precedente pericoloso" che "minaccia la sicurezza degli utenti" anche Mark Surman, direttore esecutivo di Mozilla, il quale ha dichiarato ad un´intervista che le aziende del settore "dovrebbero essere incoraggiate a rafforzare in maniera risoluta la sicurezza dei loro prodotti, piuttosto che a minarla". Twitter ha, da parte sua, ribadito quanto scritto ai tempi della petizione ´Save Crypto´: "Respingiamo ogni proposta che pretenda dalle compagnie un indebolimento deliberato della sicurezza dei loro prodotti attraverso backdoor, decrittazioni forzate o qualsiasi altro mezzo".
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Categoria: Sicurezza

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