Apple compie 40 anni: inizia l’era del dopo-iPhone

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News del 04 Aprile 16 Autore: Stefano Fossati
Apple nacque il 1° aprile 1976 per mano di due amici, Steve Jobs e Steve Wozniak. Non staremo qui a ripercorrere la storia arcinota di una delle aziende che, come poche altre, ha saputo cambiare il mercato delle tecnologie ma anche il costume e le abitudini dei consumatori negli ultimi 40 anni. Piuttosto, ci limitiamo a notare come i decennali segnino sempre, per la casa di Cupertino, i momenti del cambiamento e del rinnovamento. Fu così nel 1986: il cofondatore Steve Jobs aveva appena lasciato l’azienda dopo gli accesi scontri con l’allora amministratore delegato John Sculley, “reo” di non essere in grado di imporre sul mercato i computer Macintosh. Senza Jobs, Apple si imbarcò nella battaglia che l’avrebbe opposta al binomio IBM-Windows per la conquista del mercato dei personal computer negli anni Ottanta e Novanta, uscendone sconfitta.

Apple compie 40 anni: inizia l’era del dopo-iPhone - immagine 1

Fu proprio la crisi dovuta a quella sconfitta a suggerire al consiglio di amministrazione, nel 1996 (in occasione del ventennale della società) a richiamare Steve Jobs acquistando per 400 milioni di dollari la sua NeXT Computer. Prima come consigliere dell’allora presidente Gil Amelio, poi come amministratore delegato, Jobs segnò l’inizio di una nuova era per Apple, prima con l’iMac e poi con l’iPod, che rivoluzionò il mercato della musica portatile. Nel 2006, quando la casa raggiunse il traguardo dei trent’anni, la musica rappresentava il 60% del fatturato grazie all’iPod e alla piattaforma di vendita di musica online iTunes. Ma eravamo alla vigilia dell’ennesima trasformazione: l’anno successivo Apple avrebbe lanciato l’iPhone, che oggi fa la parte del leone alla voce “ricavi” nei bilanci aziendali.

Tuttavia, a 40 anni dalla fondazione, Apple si trova nuovamente di fronte alla necessità di un cambio di rotta: il mercato degli smartphone mostra segni di saturazione e, sebbene l’ultima trimestrale di Apple abbia segnato ancora numeri record, a Cupertino non sottovalutano il rallentamento della crescita delle vendite dell’iPhone, proprio mente Alphabet (ovvero Google) supera Apple nella graduatoria delle imprese di maggior valore al mondo, titolo che il gruppo della mela aveva conquistato nel 2011. Rispetto a dieci anni fa, però, non c’è più Steve Jobs. Dopo la morte di quest’ultimo, quasi cinque anni fa, il successore Tim Cook ha guidato l’azienda verso nuovi record in termini di vendite e ricavi, ma la mancanza del genio visionario del fondatore si rivela nel fatto che, dal 2010 (quando fu lanciato l’iPad), Apple non ha più presentato alcun prodotto realmente innovativo, limitandosi all’evoluzione di quelli esistenti (dai Mac ai Macbook, dagli iPhone agli iPad) o alla rincorsa della concorrenza come nel caso dell’Apple Watch, giunto sul mercato due anni dopo il Gear di Samsung e un anno dopo gli smartwatch di aziende come LG, Sony o Motorola.

Apple compie 40 anni: inizia l’era del dopo-iPhone - immagine 2

Alcune delle più recenti mosse di Cupertino – dalla battaglia legale con Samsung a difesa di brevetti poi in parte sconfessati dagli stessi giudici a quella con il governo Usa sullo sblocco dell’iPhone appartenuto ai sanguinari terroristi di San Bernardino – sembrano mostrare che Apple ha perso gran parte dell’impeto “rivoluzionario” che la caratterizzò ai tempi di Steve Jobs, per concentrarsi piuttosto sulla difesa dei suoi asset attuali. Asset di grande valore, senza dubbio, ma non per questo eterni: se – come prevedono gli analisti di mercato – le vendite globali di smartphone dovessero continuare a rallentare, Apple dovrà iniziare a “smarcarsi” dalla dipendenza dall’iPhone e cercare nuovi sbocchi in settori promettenti per il futuro.

Quali? Chissà: Tim Cook ha recentemente definito “fantastica” la realtà virtuale e vari rumors indicano che a Cupertino sia al lavoro un corposo team dedicato alla realtà virtuale. Tecnologie inventate da altri, certo; ma in fondo Apple non ha inventato nemmeno i lettori mp3, gli smartphone o i touch screen. Eppure con questi ha costruito gran parte delle sue attuali fortune. E soprattutto, ciò che la distingue da ogni altra azienda è il fatto di non avere semplici clienti ma veri e propri seguaci, che esibiscono orgogliosamente l’adesivo con il logo Apple sull’auto e farebbero carte false pur di avere l’ultima novità con il marchio della mela, dichiarandosi entusiasti del “design imbattibile” e dei contenuti tecnologici “all’avanguardia”. La “applemania” che Steve Jobs è riuscito a creare grazie alle sue indubbie capacità di marketing rappresenta ancora oggi un patrimonio su cui l’attuale management può investire per recuperare il ritardo rispetto alla concorrenza.

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