Il Web non è libero: quanti sono gli Stati che bloccano i Social?

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Articolo del 20 Aprile 15 Autore:
Categoria: sicurezza
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Nel 2015 il diritto di esprimere la propria opinione, per rimanere al passo con i tempi, ha assunto inevitabilmente sfumature tecnologiche. Oggi, per comunicare il proprio pensiero non è più necessario scendere in piazza e manifestare urlando a gran voce le proprie ragioni, ma lo si può fare direttamente da casa, seduti comodi su una poltrona, davanti al pc. Attraverso i profili social, infatti, bastano pochi caratteri e gli hashtag giusti per far arrivare la propria voce in ogni angolo di mondo. Chi, però, talvolta non è contento di questa possibilità è il governo stesso, che spesso si frappone tra il cittadino e questa nuova modalità di espressione, imponendone restrizioni e divieti.

Secondo un rapporto stilato negli ultimi mesi del 2014 da Reporters Without Borders, la censura politica sarebbe un problema che affligge i paesi di tutto il mondo, compromettendo radicalmente i principi democratici e popolari anche di alcune grandi nazioni. Nella relazione redatta dall’organizzazione francese emerge che al mondo sarebbero ben 19 i Paesi (su 196, ovvero ben il 10%) che hanno dichiarato guerra a Internet, ma solo sei avrebbero bloccato attivamente i canali social. Vediamo quali sono:

1) Turchia

Di tutti i paesi presi in esame, la Turchia è senza dubbio il più importante, visto che è membro della NATO e uno dei principali candidati per entrare a far parte dell’Unione Europea. Ad aggravare la situazione è il fatto che il Paese regga su un sistema politico democratico, che non dovrebbe limitare in alcun modo i diritti e le libertà dei propri cittadini. Ad alleggerire il caso, però, è il fatto che il divieto di usare social network non sia una legge applicata con costanza, ma in base alle circostanze: l’ultima limitazione è stata messa in atto dopo che un’organizzazione armata marxista ha preso in ostaggio un pubblico ministero, pubblicando le sue foto online. La vicenda, conclusasi con la morte del magistrato, ha fatto scalpore nel Paese, obbligando il governo a imporre la chiusura dei siti, visto che il canale social non aveva censurato le immagini. Secondo i vertici politici, consentire la pubblicazione delle foto sarebbe stato come rendersi complici di un attacco così grave e oltraggioso. La censura aveva avuto inizio già nel marzo scorso, però, quando, a seguito dello scandalo sulla presunta corruzione di alcuni esponenti del governo, il Paese aveva già vietato ai suoi cittadini l’utilizzo di Twitter e la città di Ankara, dopo la diffusione di un video in cui il fondatore della Turchia veniva insultato, aveva bloccato Youtube per 30 mesi.



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