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Ambiente, scoperto il batterio che mangia le bottiglie di plastica

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News del 11 Marzo 16 Autore: Stefano Fossati
Alcuni ricercatori giapponesi hanno scoperto un batterio che si nutre di plastica. Lo riferisce la rivista Science, secondo la quale la scoperta potrebbe portare a un’autentica svolta nello smaltimento di tonnellate di rifiuti in tutto il pianeta. Il microorganismo, chiamato Ideonella sakaiensis, è in grado di metabolizzare completamente il polietilene tereftalato (PET), diffusissimo nella realizzazione di contenitori per uso alimentare e bottiglie per acqua minerale e altre bibite. Certo, il processo digestivo è lungo, ma gli scienziati sono convinti che lo studio di questo batterio potrà portare alla messa a punto di nuovi metodi di riciclaggio di questo materiale.

Solo nel 2013, in tutto il mondo, sono stati prodotti 56 milioni di tonnellate di PET, ma più o meno solo la metà è stata riciclata. Questo materiale è molto gradito alle aziende per la sua robustezza e resistenza all’acqua, ma è biodegradabile in tempi lunghissimi: una bottiglia impiega 450 anni per decomporsi, con il risultato che enormi quantità di PET si accumulano ogni anno nelle discariche ma anche nel mare. Ecco perché la scoperta del nuovo batterio potrebbe aiutare a risolvere il problema.

Ambiente, scoperto il batterio che mangia le bottiglie di plastica - immagine 1

I ricercatori del Dipartimento di chimica dei polimeri dell’Università di Kyoto hanno individuato e isolato l’Ideonella sakaiensis analizzando 250 campioni di PET prelevati da impianti di riciclaggio, sui quali hanno notato alcuni segnali di decomposizione. Il batterio ricorre a due enzimi per trasformare la plastica in acido tereftalico e glicol etilenico, decisamente meno nocivi per l’ambiente, anche se questo avviene in maniera molto lenta: nello studio pubblicato dagli scienziati si legge che il microorganismo impiega sei settimane a decomporre completamente una sottile pellicola di PET di bassa qualità, il che significa che occorre molto più tempo per smaltire il materiale utilizzato correntemente nella produzione di bottiglie e altri contenitori.

Gli stessi scienziati, tuttavia, confidano di riuscire ad accelerare artificialmente il processo. Se così fosse, si potrebbe ipotizzare l’allevamento di colture di questi batteri nelle discariche, dove sarebbero liberi di “divorare” tutto il PET in esse contenuto.

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