“iPhone telefono ufficiale dei terroristi”: una Procura Usa lo mette al bando

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News del 29 Febbraio 16 Autore: Stefano Fossati
L’ufficio della Procura della contea di Maricopa, con sede a Phoenix in Arizona, non fornirà più iPhone ai suoi dipendenti a seguito del rifiuto di Apple di assistere l’FBI nello sblocco dello smartphone appartenuto a uno dei terroristi autori della strage di San Berbardino. Secondo Bill Montgomery, procuratore della contea, “il rifiuto di Apple di collaborare a una legittima operazione investigativa sbloccando l’iPhone usato dai terroristi mette l’azienda dalla parte dei terroristi anziché dalla parte della pubblica sicurezza”; e sostenere che il rifiuto “ha a che fare con la privacy – continua – è una mossa di pubbliche relazioni”.

Il procuratore ha aggiunto che, grazie allo sblocco di smartphone trovati addosso a criminali, è stato possibile ottenere le prove in casi critici e perseguire malviventi incriminati per traffico di droga, reati sessuali, omicidi e altri gravi misfatti. “Non mi aspetto che la mia mossa abbia conseguenze sul valore dei titoli Apple – ha detto ancora Montgomery – ma in buona coscienza non posso sostenere il business di un’organizzazione che sceglie di contrastare un’indagine su un attacco terroristico che ha causato la morte di 14 concittadini. Se Apple vuole essere lo smartphone ufficiale di terroristi e criminali, ci saranno delle conseguenze”.

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L’FBI chiede ad Apple di sbloccare l’iPhone 5c utilizzato da Syed Farook, uno dei due terroristi che a dicembre si resero protagonisti dell’attacco a San Bernardino e furono uccisi poco dopo dalle forze di sicurezza; il telefono è di proprietà del datore di lavoro di Farook, il Dipartimento di Salute Pubblica di San Bernardino, che ha dato l’assenso allo sblocco dell’iPhone. All’inizio del mese l’FBI ha quindi chiesto alla casa di Cupertino di mettere a punto una speciale versione di iOS che consenta, una volta installata sul dispositivo, di accedere ai dati in esso contenuti bypassando la password.

Tim Cook, Ceo di Apple, pur ammettendo che sarebbe tecnicamente possibile fare quanto richiesto dall’FBI, ha detto che la realizzazione di un software che operi lo sblocco costituirebbe un “pericoloso precedente”, in quanto consentirebbe a stati non democratici di richiedere all’azienda la disponibilità del software per spiare i dispositivi dei cittadini. La battaglia legale fra Apple e FBI è ancora in corso e nelle ultime ore Tim Cook se la sarebbe presa anche con il presidente Usa Barack Obama: "Con tutto il dovuto rispetto, ritengo che ci siano carenze di leadership alla Casa Bianca", avrebbe detto il Ceo di Apple – secondo quanto ricostruito dal New York Times - durante un incontro con i vertici della sicurezza nazionale americana.

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