"Twitter fornitore di servizi per l'Isis": negli Usa fanno causa al social network

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News del 11 Gennaio 17 Autore: Stefano Fossati
Twitter è un “fornitore di servizi” per i terroristi dell’Isis. Con questa motivazione le famiglie di tre cittadini americani morti negli attentati del gruppo criminale in Francia e Belgio hanno fatto causa al social network, che avrebbe fornito ai terroristi una piattaforma fondamentale per le loro attività.

Secondo quanto rivela Business Insider, nell’atto d’accusa - depositato lo scorso 8 gennaio presso la corte distrettuale di New York - si sostiene che Twitter ha avuto "un ruolo unico ed essenziale nello sviluppo dell´immagine dell´Isis, nel suo successo nel reclutamento di membri in tutto il mondo e nella sua capacità di compiere attentati e intimidire i suoi nemici". I legali delle famiglie delle vittime chiedono alla società un risarcimento, il cui ammontare dovrà essere stabilito nel corso del processo, per la violazione dell´Anti-Terrorism Act, chiedendo una multa tale da "dissuadere Twitter e altre società da simili condotte negative in futuro".

"Twitter fornitore di servizi per l'Isis": negli Usa fanno causa al social network - immagine 1

Al social network viene inoltre rivolta l’accusa di "rifiutarsi di identificare in maniera attiva gli account dell´Isis e di esaminare solo i profili segnalati da altri utenti di Twitter". Nel documento legale viene sottolineato che "Twitter fornisce servizi all´Isis che, tra le altre cose, aiutano e contribuiscono in maniera sostanziale alla capacità dell´Isis di portare avanti le sue attività terroristiche". Secondo le famiglie delle tre vittime, i jihadisti "hanno usato Twitter per minacciare nello specifico Francia e Belgio di attacchi per aver partecipato nella coalizione di Nazioni contro lo Stato Islamico" e "per farla semplice, l´Isis usa Twitter come uno strumento e un´arma di terrorismo".

La società non ha commentato la notizia. Lo scorso agosto Twitter aveva comunicato di avere sospeso dalla metà del 2015 complessivamente 350mila profili considerati legati all´Isis, 125mila dei quali in una sola operazione condotta nell´estate dello stesso anno. Una campagna che non ha tuttavia allontanato le critiche dal social network, accusato al pari di altre piattaforme sociali di non fare abbastanza per oscurare la propaganda pro-Isis sulla propria piattaforma.

Non è la prima volta che i social finiscono in tribunale per il presunto supporto dato ai terroristi, sia pure involontariamente. Lo scorso 20 dicembre le famiglie delle vittime della strage di Orlando, avvenuta nel giugno 2016, hanno avviato un procedimento analogo nei confronti di Twitter e anche di Facebook. A favore dei social media è un precedente dello scorso agosto, quando un tribunale della California aveva respinto una causa intentata dalla vedova di un cittadino statunitense morto in un attentato jihadista in Giordania.
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Categoria: P2P e Web

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